Devo fare una piccola premessa di natura personale…
Io sono credente, ho fatto una scelta di fede cattolica in maggiore età, dopo un bel po’ di litigi con i miei genitori che sono agnostici.
Un piccolo cappello per dire semplicemente che a me tutte ‘ste polemiche per la rimozione del crocefisso dalle aule scolastiche lasciano basita. Chi si straccia le vesti dicendo che è un' “aggressione” alle nostre tradizioni e alle radici cristiane, forse dovrebbe farsi un giretto nella desolazione degli oratori e delle messe domenicali, dove la mancanza visibile d’adolescenti e pre-adolescenti non sono certo da imputarsi alla presenza o no del crocefisso nelle aule scolastiche.
La riflessione dovrebbe spostarsi sulla valenza educativa della famiglia. Chi si richiama alle “tradizioni” forse dimentica che è la famiglia il luogo deputato al mantenimento e soprattutto alla perpetuazione delle medesime. Se i genitori sono i primi a NON dare l’esempio, certamente non è la scuola, per sua accezione laica, a dover dare imprinting religiosi di alcun tipo.

Oggi è sabato, fra un po’ me ne parto per il lavoro e ovviamente non ho voglia.
Sarà l’autunno, sarà quel che sarà, ma ho un attacco di fancazzite micidiale. Il desiderio più ricorrente è quello di fare come gli orsi del parco di Yellowstone: una bella caverna, una bella ronfata fino a primavera e buonanotte al secchio.
Ieri sera sono uscita a mangiare la pizza con le amiche, a Desenzano. Come fine serata ci siamo sedute in piazza, mangiando gelato e guardando com’era vestita la gente. Come quattro terrificanti adolescenti di ritorno. Considerando che siamo bene o male around forty, abbiamo riso come delle sciamannate deficienti, guardando improbabili ragazzine più o meno ventenni, arrampicate su tacchi da dodici con o senza plateau. Per alcune di loro, ho temuto la vita. Camminavano come Neil Armstrong quando è sbarcato sulla luna, gamba flambé e piede moscio. Altre, in preda ad evidente mal di piedi, strascicavano le ginocchia, in attesa di sedersi.
Tutto sommato non è male avere la mia età, almeno i tacchi li so portare, anche se il desiderio del letargo non se ne vuole andare.

Piove. Governo ladro
Mi ha sentito qualcuno? No credo di no, in questa Italia anestetizzata. Fra un po’ si avrà paura ad esprimere le proprie opinioni, visto che chi la pensa diversamente, cittadino o giornalista che sia , è di sicuro un “farabutto”.
Nessuno si chiede nulla, tutti tirano a campare (nel vero senso della parola, anche perché della crisi economica l’Italia, “ne ha risentito marginalmente”)
Scusate, sto facendo il cambio degli armadi. Detesto farlo e detesto questo periodo.
Tornando da un piccolo viaggio in treno, ho fatto una bella chiacchierata con un signore tedesco di circa sessant’anni.
Mi chiedeva come mai noi italiani, non ci accorgiamo di quanto sta accadendo nel nostro paese.
Gli ho risposto che non lo capisco neanche io.
it.wikipedia.org/wiki/Piove,_governo_ladro!
Rileggendo i post di questo blog, mi sono accorta che giusto un anno fa, scrivevo l’ultimo post “normale” della mia vita di “casalinga”. Era sull’undici di settembre e ricordavo con angoscia le ore di attesa nell’aspettare notizie di una mia carissima amica che viveva a New York.
Poi, dopo non molto, il mio matrimonio è andato a carte e quarant’otto.
Non che voglia incolpare Osama Bin Laden della fine del mio matrimonio, con questo. E scusate la battuta che magari non fa ridere, ma almeno un po’ della mia sana ironia è tornata.
Non ho molta voglia di fare bilanci. Considerando che di solito quando cade un anniversario, compleanno e\o altro, mi ci lancio sopra a capofitto, con tutte le varie ed eventuali, incredibilmente, non ne ho voglia.
Il diciotto settembre sarebbe il mio anniversario di matrimonio.
Una delle cose più strane sulle quali mi sono trovata a ragionare è la “scomparsa” del mio ex coniuge.
Non che gli sia successo niente, per carità. Abitando in un paesello di settemila anime dove quando fai etcì in casa, alla fine del borgo dicono che hai l’influenza, è per lo meno anomalo.
Forse per sedici anni sono stata innamorata dell’Uomo Ombra e non me ne sono accorta.

Un po’ di tempo che non facevo a tempo pieno il bagnino d’estate. Mi ritrovo a fare delle considerazioni sgradevoli sulla maleducazione della gente. Ragazzi e ragazze mi lasciano senza parole: mozziconi per terra, stecchi del gelato, involucri di patatine e chi ne ha più ne metta. Con il cestino al massimo a due metri da loro. Nella piscina dove lavoro, non si possono fare i tuffi. Una semplice prevenzione, perché la profondità della vasca e il tipo d’impianto non sono adatti. La prima volta gli avvisi, la seconda volta cerchi anche di spiegare il perché è pericoloso, alla terza, usi il fischietto e li butti fuori. Se riesci a farli uscire e sono discussioni penose.
“Ma io ho pagato e faccio quello che voglio!” Salta fuori la iena che è in me. Con un gruppetto di sedicenni abbiamo dovuto discutere che non si poteva sputare(!) sul piano vasca: loro ci hanno risposto che non c’era scritto sul regolamento
Fortuna che domani è Ferragosto

Eccoci qui che ci siamo imbattute in un altro manga. Beh ovviamente meglio tardi che mai, visto che è un po’ che è in giro.
Disegno bellissimo e avvincente scontro di intelligenze. Ci vedo un bel po’ di letteratura “ Old England” e di riferimenti ai polizieschi d’antan dentro. Un po’ di Conan Doyle e di Agatha Christie con il vecchio e sano metodo investigativo ipotetico-deduttivo, un po’ di Levinson e Link del tenente Colombo. E un tocco di soprannaturale che non guasta mai.
Bello.

Il giardino dell'Alhambra -Granada-
Foto by me
Seduta sulla spiaggia, guardo il mare. Troppo tempo che non lo facevo. Soprattutto per me che ci sono nata.
La sabbia scotta, la faccio scorrere fra le dita, in una specie di clessidra immaginaria. Respiro guardando un giovane famiglia preparare armi e bagagli per tornare a casa. Oggi passeggiando per le vie della città, una delle tantissime zingare mi ha fermato per leggere la mano, ho cercato di respingerla gentilmente. Ha insistito dicendo “No euro no euro”, mi ha cacciato un rametto di rosmarino in mano, dopo aver tentato di mettermelo nel decolté, e mi ha preso le mani.
Ha esordito con un “dos hijos” guardando le pieghe che si formano stringendo il pugno, sotto il mignolo.
Ho sorriso, sapendo che non era vero. E che non lo sarebbe stato. Ma non ha fatto male. Diciamo la verità:ha fatto un po’ meno male.
Sei gradi di separazione. Per me non vale, per lo meno applicata a me stessa. Diciassette anni non sono pochi nella vita di una persona, soprattutto quando questi sono legati a un’altra. È rimasto un buco che la teoria dei sei gradi non può colmare. Anche se la mia vita è piena di amore.
Ricostruirsi è una bella impresa, perché quando si spezzano cose nelle quali hai sempre creduto, è difficile trovare un posto dove poggiare nuovamente i mattoni. Mi ero vista nel ruolo di moglie e madre. Progetto che avevo pianificato, desiderato, voluto con l’intensità e la cocciutaggine del “brutto” carattere che mi ritrovo.
Invece mi sono trovata a guardare il mare, facendo scorrere la sabbia fra le dita, con il solo pensiero: sono in vacanza e sto bene.
Il profumo di gelsomino è più intenso che mai nelle vie strette di Granada. Il gelsomino di mia nonna Alba è rimasto nell’altra casa, passando in bicicletta l’ho visto arrampicarsi verso la terrazza, pieno di fiori.
Come lui sono rimasta aggrappata a qualcosa cui non so scegliere il nome. E ho stretto forte la mano di chi mi è stato accanto in tutto questo tempo.

Dopo epici combattimenti con ragni di ogni dimensione e inizio di letture interessanti (grazie Blackvirgo e Skeight, la saga di Drizzt è veramente bella e Q è un libro da incorniciare) è arrivata l’estate.
La fine dei corsi di nuoto, il ciao-ciao maestra e la prima scottatura. Insomma tutto come il solito.
Tranne me.
Alla caccia di me stessa e della mia serenità, sto vivendo un periodo strano. Sogno tantissimo. Il sogno più buffo che ho fatto è stato quello in cui mi sono vista vestita con il dirndl, in pratica con il costume tipico tirolese. Si, proprio quello con il grembiule e la camicetta con gli sbuffi e il pizzo sangallo.
Con la mia solita logica maccheronica penso che sia un recondito desiderio di andare a Salisburgo e indossarlo per andare ad ascoltare un bel concerto di Mozart, accompagnato da una bella birra e un piatto di Bratwürst con le patatine fritte.
Alla fine non lo so.
Circa un anno fa mi sono rimessa a scrivere e a tenere questo blog. La cosa bella e divertente, oltre a scoprire che c’era qualcuno che leggeva quello che scrivevo, è stata conoscere altre persone.
Alcune di queste sono diventate amici. Amici veri, anche nel mondo reale. Mi piace questo aspetto del web. La virtualità ha dei limiti, per me che sono pane e salame e poco pindarica. Alla fine niente regge al confronto di un faccia a faccia davanti ad un bel piatto di spaghetti!
Fra un po' festeggio i due mesi nella mia casa nuova.
Ci sono degli episodi in questo periodo che mi hanno fatto capire come davvero alcune cose cambiano la vita in maniera definitiva.
Io sono da sempre aracnofobica. Non ho paura dei topi, i serpenti non mi fanno nè caldo nè freddo, sono fredda davanti a qualsiasi tipo di taglio o ferita, ma non fatemi vedere un ragno, neanche finto.
Ovviamente, i primi "simpatici" ospiti che ho avuto nella casa dal tetto di legno, sono stati loro. I classici magroni zampelunghe, che mi fanno schifo ma che non mi fanno urlare e poi i cicciosi, neri, più o meno pelosi, finendo ieri sera con uno, sicuramente radioattivo, perchè era verde cavalletta e enorme.
Beh sono riuscita a farli fuori. Non ci sarei mai riuscita un paio di anni fa! Avrei urlato, chiamato mamma o papà, insomma qualsiasi essere umano nelle vicinanze. Ma io non mi sarei mai avvicinata, con una scopa in mano, per compiere il "ragnicidio".
Di necessità si fa virtù, dunque.
Ieri sera, dopo aver scopettato il ragno "shrek", ho dovuto chiamare mia madre. Per annunciargli che, pur tremando come una foglia, avevo ucciso un ragnazzo di enormi dimensioni.
Mia madre, saggia donna che li prende per le zampette e li deposita amorevolmente in giardino, dopo avermi dato gentilmente della scema ( erano circa le 22.30...) mi ha lodata come quando ho suonato di fila e senza errori "Per Elisa".
Avevo otto anni, ne sono passati trentaquattro.
Però, faccio progressi.